PASQUA 2010

- Credere.
Il Vangelo di Pasqua ci dice che dinanzi alla tomba vuota, l'alternativa che si pone alle donne e ai discepoli è quella di credere o non credere?
Il Vangelo di oggi sconfigge tutti gli alibi e i dubbi: «Entrò il discepolo che era giunto per primo al sepolcro, vide e credette».
Ed in quel “vide e credette” si va oltre la prova scientifica.
Con gli occhi del cuore si contempla ciò che è essenziale: si crede e si vede.
Si crede e si vede. si crede e con l’essere si testimonia.

- Testimoniare.
Capita spesso di incontrarsi con persone
che si sono impegnate per diversi anni nella comunità
magari anche partecipando regolarmente all'eucaristia domenicale
e che, ad un certo punto,
hanno chiuso con l'esperienza religiosa.
Ci hanno salutati affermando con decisione «Non credo più»,.
Il dramma è che la nostra sorpresa e la nostra richiesta di perchè
non è riuscita a generare nei nostri interlocutori una risposta.
La Pasqua, anche questa Pasqua, ci ricorda che la fede cristiana non poggia su alcune prove tangibili.
Essa si radica nella testimonianza degli Apostoli,
scelti per fare questa esperienza del Risorto e per annunciarla a tutti gli uomini, per testimoniarla con l’essere.

Celebrare la Pasqua
significa per noi assumere e vivere quest'impegno della testimonianza.
Celebrare la Pasqua ci spinge a consegnare al mondo quella gioia inedita
che il Signore ci dona e di cui il nostro tempo,
anche se spesso in forma inconscia, ha un bisogno insopprimibile.

In questa prospettiva la stessa preparazione della visita pastorale
e la sosta del Patriarca in mezzo a noi sono stati occasione di crescita personale e comunitaria,
ci siamo sentiti ingaggiati a ripensarci nel nostro rapporto personale con il Cristo vivo e vivificante,e da qui nel rapporto con noi stessi, con gli altri, con il mondo che ci circonda, il creato, la città.
In questo evento che abbiamo vissuto abbiamo sentito la necessità e la responsabilità di ripensare molte attività nelle quali siamo impegnati, a rinnovarle, a farne altre per rispondere a nuovi bisogni.
E’ anche vero che mentre abbiamo messo in cantiere idee
ed abbiamo attuato iniziative, abbiamo scoperto che la fatica si è tramutata in gioia per il bello che si è fatto, per le belle relazioni che si sono intessute, per la capacità di essere aperti e inclusivi rispetto alle realtà che ci circondano.
Ed abbiamo scoperto anche che ad ogni nuova iniziativa avviata si accompagnavano nuove opportunità, nuove chiamate.

Il Patriarca in quasi tutti i passaggi della sua sosta non ha mancato di darci merito per quanto facciamo per la città,
per quanto sappiamo essere per la città, per dirci che “siamo belli”.
Ma ci ha dato anche un altro messaggio
che riteniamo di dover porre al centro della nostra riflessione.
Ci ha invitati a “vivere un’esperienza di comunità cristiana integrale”
quale conseguenza dell’aver vissuto relazioni buone,
in primis l’incontro con la persona viva e vivificante di Cristo.

Se proviamo a ripercorrere le ricche e profonde riflessioni donateci dal Patriarca nei diversi incontri scopriamo alcune tracce fondamentali:
Le relazioni buone ci cambiano,
ci permettono di imparare il bene al quale siamo inclinati dalla Creazione,
ma che il peccato poi ci porta a confondere con il male,
e quindi a fare anche il male che non vogliamo.
L’esperienza delle relazioni buone ci apre alla scoperta del compimento di felicità per la vita di ognuno,
ci apre a trovare il senso pieno del nostro vivere e ci pone in rapporto con la legge (l’etica) quale mezzo per raggiungere il compimento.
Vivere l’esperienza profonda della comunità consente a ciascuno di noi quell’intensa esperienza di comunione che poi per forza si comunica,
perché l’uomo non può vivere senza comunicare
e, in definitiva, si comunica ciò che si vive.

Essere cristiani credibili richiede di legare vocazione e missione,
persona e missione perché non si può comunicare ciò che non si vive.
Siamo chiamati a saper riconoscere la fragilità del nostro tempo che separa fede e quotidiano, fede e vita:
se Gesù non c’entra nel modo in cui vivo tutti i miei rapporto primari,
in famiglia, nel sestriere, in parrocchia, nella comunità civile,
Gesù diventa secondario: lo pongo a lato, resta fuori dalla mia vita.
Quindi “la questione numero uno per comunicare è l’essere.”
Per trasmettere la fede bisogna essere uomini di fede,
per essere uomini di fede bisogna vivere la vita unita,
bisogna vivere l’intero della verità cristiana nella propria esistenza
questo intero è simultaneamente personale e comunitario.
un’ultima traccia:
Riconsiderare l’educazione dei giovani e non solo, tornando a far fare esperienza dei valori. Educare non come colui che dice “fai così” ma come colui che dice “fai come me”.


Ma qual è la strada per vivere l’intero della verità cristiana,
perché Cristo diventi un tu?

1.Riconoscere che Gesù è la Via alla Verità e alla Vita,
che è stato mandato per consentire ad ognuno di noi di fare veramente l’esperienza, senza delusione,
di camminare lungo la propria esistenza attraverso tutte le prove senza che il Maligno vinca su di noi.

2.Vincere la pretesa di spiegarci da noi stessi,
fiduciosi che Lui ha in mano il nostro destino.
Credere in questo e confessarlo davanti a tutti ci farà diventare giusti,
non le nostre opere.

Ecco allora che per scoprire l’intero cristiano,
per scoprire quale sia il compimento della nostra vita,
per scoprire il divino che c’è in noi,
per entrare in relazione piena con quanto ci circonda
dobbiamo riconciliarci con il Padre attraverso Cristo.
Dobbiamo andare alla ricerca dell’unità con Dio alla quale il maligno continuamente attenta, dalla quale il nostro peccato ci separa.
Riconciliarsi con Dio per vivere in comunione con se stessi,
con gli altri (famiglia, amici, colleghi, città, …)
con il creato (sostenibilità dello stile di vita, sobrietà, …),
con le cose (soldi, beni materiali, lavoro, …).

- Celebrare.

Il Signore, nel mattino di Pasqua, si rivela come il Signore della vita.
La Liturgia celebra questa novità assoluta.
E’ la novità che si fa invasiva nei nostri confronti.
Ci ricorda che possiamo celebrare nell'eucaristia questo evento di grazia.
L'alba della Pasqua diventa chiave di lettura del mistero dell'uomo
che intravede la possibilità di ricevere, nella celebrazione del mistero,
la vita divina che è vincente sulla nostra morte.

Celebrando la Pasqua si impara come diventare cristiani
sia diventare pienamente uomini.
Si percepisce, infatti, che la nostra vita è una storia d'amore.
Lasciandoci chiamare dal Risorto
e lasciandoci amare da Lui
si va oltre i nostri calcoli
e si entra nello spazio inedito della vita, dell'amore, della gloria.
Buona Paqua!



 

Proposte ed Eventi


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- SS. Messe 08:30 - 18:30
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S. Polo
Feriale
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Festivo
- SS. Messe 11:30
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