Geograficamente parlando,
Venezia subito evoca un piccolo cosmo intriso di magici suoni, colori irreali, sapori intensi, salsi odori, aromatici profumi che ben si amalgamano nell'ordito di tessiture di vita quasi sospese tra terra e cielo; barene e mare in trasparenze filigranate da sensazioni tattili che evocano il fluire del tempo ancorato alle voci del passato, ma che, ancor oggi, si dipana protendendosi verso il domani.
Vista dall'alto appare come un reticolo di isolette, lambite da canali rassodati da fondamenta e tratteggiate da ponti, calli e callette che sfociano in campi e campielli, adornati da pozzi secolari dalle vere finemente cesellate, ed attorniati da palazzi dalle maestose facciate impreziosite dai ricchi trafori marmorei gotici. Una citta' dove palazzi, case, giardini incastonano la planimetria orizzontale della citta' su cui svettano, in verticale, capitelli, oratori, chiese, basiliche, cattedrali e campanili che tracciano il bisogno del respiro di Dio. In questa citta', nel "sestiere" di
San Polo, ancor oggi e' ricca di vita "l'insula dei Frari" che ha come centro artistico e spirituale la maestosa
Basilica dei Frari addossata all'antico convento dei Frati Minori Conventuali, che, dopo la soppressione napoleonica, venne adibito ad "Archivio di Stato".
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La storia di questo monumentale ed artistico complesso affonda le radici nel secondo decennio del 1200 allorche' i primi
frati, seguaci di Francesco d'Assisi, giunsero per la prima volta a Venezia. La citta' era adagiata su una piccola costellazione di isolette che trapungevano la laguna, ma che la genialita' e la laboriosita' dell'uomo cercava pian piano di aggregare interrando rii, risanando paludi, colmando laghetti e "piscine"; gettando ponti di raccordo e palificando luoghi su cui erigere le possenti e lussuose abitazioni simbolo della ricchezza raggiunta dalla repubblica realtina con le sue conquiste e i suoi commerci di mare.
Sotto il dogato di Pietro Ziani, i primi frati furono benevolmente accolti e "...faceano fatiche di sua mano, e con quelle e con le limosine viveano", dando buon esempio a tutti e "...dormivano bene spesso ne' sottoportici delle Chiese ...finche' cominciavano ad aver notturno alloggio nelle case dei Divoti". Ma e' al tempo del doge
Jacopo Tiepolo (1229-1249) che nell'anno
1231 "...Alli Fratti poi Minori fu similmente donado dal Comun un terren vacuo posto in Contra' de San Stefano Confessor detto de San Stin, dove fu anche intitola' una Giesa de Santa Maria de' Frati Minori, e ghe fu fatto un Monastero".
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Il vasto stagno, conosciuto come "lago Badoer", in cinque anni di assiduo lavoro fu prosciugato e, con l'aggiunta di terreni donati dal doge Ranieri Zen (1253-1268), divenne il
locus su cui i frati eressero il primo convento e la chiesa dedicata alla Madonna, e che i veneziani subito chiamarono Santa Maria dei Frari o piu' semplicemente "Frari". Ben presto la prima chiesa si dimostro' troppo piccola per accogliere i fedeli ed il 28 aprile 1250 dal legato pontificio, il cardinale diacono Ottaviano Ubaldini, fu posta la prima pietra della nuova, la seconda chiesa, dedicata a Santa Maria Gloriosa, che aveva una "cappella granda" con ai lati "do capellette". Era a tre navate, lunga una cinquantina di metri e le fondamenta delle absidi lambivano il "rio dei Frari" nel punto dove oggi sorge il ponte di pietra costruito successivamente dai frati nel 1428.
Anche questa chiesa, nel giro di ottant'anni, risulto' troppo piccola e si penso' di costruirne una terza piu' larga e lunga il doppio. Il progetto della nuova costruzione prevedeva di capovolgere l'orientamento: le absidi sarebbero sorte al posto del vecchio sagrato, mentre la facciata sarebbe stata elevata nell'ampio spazio di fronte al rio ed al ponte di pietra. Di lato fu creato il "campo dei Frari", con il pozzo per attingere l'acqua dolce, e sul lato destro gli
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edifici della Scuola dei Fiorentini e della Scuola di Sant'Antonio.
A sinistra del campo vennero erette le sedi della Scuola di San Francesco e, adiacente, la Scuola della Passion. Accanto alla cappella di San Pietro, era stata costruita la Scuola dei Milanesi. Attorno all'anno
1330 iniziarono i lavori con l'innalzamento delle
absidi in modo da poter usufruire, nel frattempo, della seconda chiesa. Si continuo' con la costruzione del transetto e delle tre navate caratterizzate dal caldo colore del cotto, intercalato dal bianco della pietra d'Istria. Accanto alla chiesa, si andava erigendo la poderosa ed ardita mole quadrata del
campanile di stile romanico in cotto con abbellimenti in pietra d'Istria: la costruzione fu iniziata da Jacopo Celega nel 1361 e terminata dal figlio Pier Paolo nel 1396. Originariamente la nuova chiesa aveva tre navate, un transetto e sette absidi. Nel 1420, accanto all'ultima cappella absidale del transetto sinistro, venne addossata, con i finanziamenti del facoltoso Giovanni Corner, la cappella di San Marco con l'aggiunta dell'ottava abside. Nel 1478, alla potente famiglia Pesaro, quale cappella gentilizia di famiglia e luogo di sepoltura, fu concessa la sacrestia. Il locale fu ampliato con la costruzione di una nuova abside pentagonale: la nona.
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Altra aggiunta negli anni 1432-34: ai piedi del campanile, in campo dei Frari, con un lascito di Pietro Miani, vescovo di Vicenza, verra' costruita la cappella di San Pietro per accogliere la tomba sepolcrale del vescovo. Fu abbellita da un altare con una pala marmorea scolpita dai "tajapiera" della scuola dei "Dalle Masegne" e raffigurante la Vergine attorniata da nove santi.
La fabbrica della chiesa, purtroppo per mancanza di fondi, procedeva molto a rilento per cui solo nel
1440 la costruzione raggiunse la facciata. L'altare maggiore fu consacrato nel
1469, ma la cornice, composta da due maestose colonne scanalate unite da una elegante trabeazione e sormontata da tre statue, opera di Lorenzo Bregno, venne fatta innalzare solo nel
1516.
Questa terza chiesa venne consacrata il
27 maggio 1492 e dedicata alla Vergine Assunta in cielo con il titolo di
Santa Maria Gloriosa dei Frari. Nei secoli successivi fu arricchita di innumerevoli capolavori d'arte in parte dispersi dalle espropriazioni causate dalla caduta della repubblica veneta sotto la spinta di Napoleone. Anche i frati risentirono dello scossone napoleonico: il
12 maggio 1810 la comunita' religiosa fu sciolta e la chiesa divenne parrocchia comprendente le vecchie e soppresse parrocchie di San Stin, San Toma', San
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Polo, San Agostin, e affidata a preti diocesani. Nel
1922, il patriarca, card. Pietro La Fontaine, essendosi dimesso per anzianita' l'ultimo parroco diocesano, mons. Paolo Pisanello, ottenne da Roma il passaggio della parrocchia dal patriarcato di Venezia all'ordine dei Frati Minori Conventuali.
La chiesa, nel corso del nostro secolo, fu sottoposta a radicali interventi di restauro per garantirne la staticita' e riportarla alla sua bellezza primitiva. Nel 1926 il papa Pio XI la elevo' a
Basilica minore. E' a forma di
croce latina, classico esempio dello stile gotico, di un gotico che potremmo definire "francescano" perche', evitando lo sfarzo di guglie, pinnacoli ed archi rampanti ed usando materiali usuali, quali il cotto, sottolinea l'armonia, la bellezza e la semplicita' delle linee. Possiede tre navate con archi ogivali che poggiano su sei poderose colonne per lato tra loro collegati da "catene" rivestite da casse lignee. Misura 102 metri di lunghezza, 48 nel transetto ed e' alta 28 metri, ed ha, oggi, 17 altari monumentali.
Addossata alla chiesa era sorta prima abitazione dei frati: un piccolo
convento ad un piano in legno e mattoni. Dopo il funesto incendio del 1369, il convento venne ricostruito ed ampliato.
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L'antico convento dei Frati Minori Conventuali era chiamato
Magna Domus Venetiarum o
Ca' Granda dei Frari sia per l'imponenza della mole (piu' di 300 stanze), sia per distinguerlo dagli altri conventi francescani della citta' e, principalmente, dal convento attiguo di San Nicoletto dei Frari o della Lattuga.
Con la soppressione napoleonica (1810) i frati furono cacciati ed il convento, per qualche tempo, fu adibito a caserma. Nel 1815, fu trasformato in
Archivio di Stato. Per l'enorme raccolta di documenti e' uno dei piu' famosi archivi del mondo. In esso sono raccolti tutti i documenti della Repubblica di Venezia dal secolo IX fino alla sua caduta (fine del 1700).
Possedeva due grandi chiostri. Infatti, ancor oggi dal portale gotico e dalle trifore della Sala del Capitolo si puo' ammirare quello detto della
Trinita', disegnato da Andrea Palladio, ma realizzato dopo la sua morte, verso il 1589. Il grandioso porticato quadrato e' sostenuto da 44 colonne sorreggenti arcate a tutto sesto con terrazza balaustrata in pietra bianca d'Istria che gira tutto intorno con grazia. Negli anni 1713-14 Padre Antonio Pittoni fece innalzare da
Giovanni Trognon il pozzo monumentale ornato da varie statue scolpite da
Francesco Penso detto Cabianca.
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In alto: la Santissima Trinita' (da cui prende il nome il chiostro); ai lati: San Pietro e San Paolo.
Oltre al chiostro della Trinita', esiste anche un secondo chiostro, detto di
Sant'Antonio. L'attuale forma e' dovuta al
Sansovino (1486-1570). E' sostenuto da 32 eleganti pilastrini. Il pozzo, con la statua di Sant'Antonio, fu fatto erigere da P. Giuseppe Cesena nel 1689. Nella seconda meta' del '700 gli edifici che circondavano i due chiostri furono rifatti o restaurati dall'architetto Bernardino Maccaruzzi. Per circa tre secoli (dal XVI al XVIII) fu sede di una tipografia alla quale il
P. Vincenzo Coronelli aggiunse una zincografia, creando anche un centro internazionale di scienze idrauliche e cartografiche con la fondazione dell'Accademia degli Argonauti (1684).
Attiguo al secondo chiostro, si comincio' ad erigere un piccolo
conventino, detto di
San Nicoletto della Lattuga. Convento per anziani benemeriti, fu eretto in esecuzione testamentaria del procuratore di San Marco, Nicolo' Lion, rogato il 13 febbraio 1354. Ampliato alla fine del trecento, fu restaurato ed abbellito nel 1582. Sopraelevato di un piano nel 1660, venne distrutto da un incendio nel 1746.
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Rifabbricato piu' bello di prima, fu soppresso da Napoleone nel 1806 ed abbandonato dai religiosi il 27 settembre. Aveva una sua chiesa, restaurata nel 1561 e consacrata nel 1582, con cinque altari con inestimabili opere d'arte di Donato Veneziano, del Tiziano, del Veronese, di Alvise Benfatto, di Palma il Giovane, di Marco Vecelli ed un prezioso coro intagliato nel 1583 da Girolamo da Feltre, ceduto nel 1809 per trenta soldi.
Capolavoro assoluto era la pala dell'altar maggiore: "La Vergine con bambino e sei santi" di Tiziano portata in Vaticano. A detta degli studiosi, in relazione con l'Assunta "...qui troviamo una tavolozza piu' ricca, un maggior impasto, piu' fusione e vigoria nelle tinte e tanta perfetta armonia, da sembrare all'occhio una cosa vera e sfidare ogni analisi piu' accurata". La chiesa fu demolita, come tante altre in Venezia per ordine di Napoleone, nel 1809.
Dietro il convento c'era un vasto appezzamento di terra adibito a coltivazione del vigneto, degli ortaggi, delle piante officinali, delle piante odorose e aromatiche e da piante da frutto.
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