Martirio di santa Caterina d’Alessandria

Il dipinto rappresenta santa Caterina d’Alessandria che, sottoposta al supplizio della ruota, viene miracolosamente salvata dall’intervento di un angelo; i carnefici vengono travolti dalla ruota che si è spezzata. Il movimento vorticoso delle masse si accentra sulla martire inginocchiata su di un piedistallo. Potente l’angelo in scorcio che scende minaccioso dal cielo, con la spada in mano in difesa della santa.
OPERA NON VISIBILE PERCHÉ IN RESTAURO

San Girolamo

Il celebre S. Girolamo di marmo, S. Giovani Battista Battista, S. Pietro, S. Andrea e S. Leonardo, in stucco, e sul frontone superiore le due sibille coricate, che rammentano nella loro posizione le celebri statue di Michelangelo esistenti nella sacrestia di S. Lorenzo a Firenze rappresentano le creazioni più importanti dell’artista negli anni tra il 1560 e il 1575. In esse il Vittoria sembra aver trovato la sua vena più genuina. Il S. Girolamo fu definito “una delle opere più famose del cinquecento” (Fogolari), una scultura michelangiolesca. L’espressione, il realismo anatomico, la forza e la finezza testimoniano la potenza introspettiva dell’artista. Sullo zoccolo che sostiene la statua e sulle Sibille del frontone è inciso: “ALEXANDER VICTORIA FACIEBAT”.

Altare di San’Antonio di Padova

Nel dicembre del 1441, terminata da poco la costruzione della chiesa, i frati concessero alla Scuola di S. Antonio, qui trasferitasi nel 1439 da San Simon Grando, lo spazio della navata destra, che va dalla facciata alla prima colonna entrando dal portone centrale. L’altare, che oggi vediamo, fu costruito nel 1663 con le offerte raccolte dalla “Confraternita di S. Antonio” per sostituire l’originario in legno di cui ci è rimasta, la statua del Santo, opera di Giacomo di Caterino di S.Salvador, ed intagliata nel 1450.
Il disegno di questo monumentale altare, scaturì dalla mente di Baldassarre Longhena (1598-1682), ma l’esecuzione fu realizzata da Giuseppe Sardi (1621-1699), con l’aiuto di valenti artisti che lavoravano in Venezia. È ricchissimo di marmi e di statue che centralizzano la figura del santo, attorniato da angeli, e dalle figure simboliche delle virtù teologali e cardinali. Occupa, in larghezza, tutto lo spazio della cappella, mentre in altezza, con la figura del Cristo risorto, si ferma poco sotto il culmine dell’arco. Quattro grandi colonne di marmo bianco di Carrara, tutte di ordine composito, racchiudono la statua del Santo. La Fede e la Speranza, che sono ai lati, ed il Cristo Risorto sulla sommità, sono opera di Bernardo Falcone di Lugano (†1694). Sopra la Fede e la Speranza sono poste la Carità e la Prudenza, mentre sul frontone sono rappresentate la Giustizia e la Meditazione. Più in alto, sul timpano curvilineo, si adagiano la Temperanza e la Fortezza. Tutte queste sculture sono opera del fiammingo Giusto le Court (1627-1679).

Monumento a Tiziano

Tiziano morì a Venezia il 27 agosto 1576. Aveva chiesto di essere sepolto ai Frari ai piedi di quell’altare del Crocifisso per il quale stava preparando la sua ultima opera, la Pietà, rimasta incompiuta e terminata poi da Palma il Giovane. Agli sgoccioli del settecento, molti artisti pensarono di innalzare un monumento al sommo pittore ed il progetto, nel 1790, fu commissionato al Canova. Progetto irrealizzato sia per la caduta della Repubblica Veneta, che per mancanza di fondi. Nel 1838, in visita a Venezia, l’imperatore d’Austria Ferdinando I° fu ammaliato dall’idea di far erigere un monumento al sommo pittore che aveva lavorato alla corte dei suoi avi. Il monumento è in marmo di Carrara. Il centro è dominato dalla statua che rappresenta Tiziano coronato d’alloro; vicino a lui la natura universale ed il genio del sapere con le statue della Pittura, Scultura, Grafica ed Architettura. Cinque bassorilievi ricordano le opere religiose più significative del pittore. Al centro, il suo capolavoro: l’Assunta; a sinistra il Martirio di S. Pietro da Verona, splendida opera per la chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, bruciata da un incendio; ed, a destra, il Martirio di S. Lorenzo, ora ai Gesuiti. Sopra la trabeazione sono scolpite: a destra la Visitazione; mentre, a sinistra, la Deposizione dalla croce. Sulla sommità del monumento svetta il leone di S. Marco che regge lo scudo su cui è impresso lo stemma degli Asburgo: A ricordo dell’imperatore austriaco, racchiusa da una ghirlanda sorretta da due angeli, c’è la scritta: “TITIANO – FERDINANDUS I – MDCCCLII”.