Statua equestre a Paolo Savelli

Il monumento equestre eretto dalla Serenissima a Paolo Savelli, comandante delle truppe veneziane e morto di peste nel 1405 durante l’assedio di Padova. A questo nobile romano vennero tributati solenni funerali dallo stato e la sepoltura nella chiesa dei Frari, anche perché aveva dato un consistente contributo finanziario per la costruzione delle vele del transetto. Il monumento equestre risulta formato da un’urna marmorea sulla quale poggia il condottiero a cavallo. La struttura architettonica è databile intorno alla metà del secolo XIV (forse Rinaldino di Francia per la forte rassomiglianza tra la Madonna di quest’urna con la Madonna Mora del Santo a Padova) mentre la decorazione più classicheggiante del sarcofago, nel cornicione, nelle mensole con lo stemma sorrette da due teste leonine, ma, soprattutto nelle sculture, sono riconducibili alla scuola toscana tra la fine del Trecento e gli inizi del Quattrocento, cioè nel momento di transizione tra gotico e rinascimento. Al di sopra, su di un possente cavallo di legno dorato, si erge la statua lignea del Savelli dal volto vivo ed abbigliato con le lussuose vesti, ritrovate anche nel sarcofago. L’opera fu attribuita al senese Jacopo Della Quercia (1367-1438), ma sembra più legata all’ambito di uno scultore toscano del primo quarto del XV secolo operante in Venezia.

Monumento a Jacopo Marcello

Jacopo Marcello era un comandante della flotta veneziana morto il 31 marzo 1488 a Gallipoli, mentre guidava le truppe alla conquista della città. Un’ovale di marmo circonda tutto il monumento e gli conferisce una gradevole forma. In pietra d’Istria con fondo di pavonazzetto, al centro si staglia un’urna elegantissima a fogliami, sorretta, alla romanica, da tre piccoli gobbi deformi, posti su tre mensole lombardesche, e tra le mensole due aquile incorniciate da festoni di fogliame. Sopra l’urna sta il “generalissimo da mar” Jacopo Marcello che tiene nella destra la lancia, mentre appoggia la sinistra all’anca. È ricoperto dalla corazza modellata sul corpo, tra due paggi che recano lo scudo del Marcello, riprodotto anche tra i tre telamoni. Attribuito a Pietro Lombardo, studi recenti lo assegnano a Giovanni Buora (1450-1513). Nell’alto, come sfondo alla parete, affresco di sapore mantegnesco che celebra il Trionfo dell’Eroe (sec. XV); più sopra una fascia col nome di Gesù nel mezzo e stemma dei Marcello ai lati. A sinistra sono dipinti stemmi e trofei. Tutto dà un aspetto fastoso alla parete perché non si piange il defunto, ma si celebra l’eroe. Lungo tutta la parete e sotto i monumenti, scorre un elegante dossale cinquecentesco in 18 scomparti divisi da colonnine doriche con fregio a foglie e triglifi.

Monumento a Benedetto Pesaro

Il monumento a Benedetto Pesaro incornicia la porta della sacrestia. Capitano della flotta veneziana morì a Corfù nel 1503. Nel testamento aveva chiesto di poter essere sepolto ai Frari. Il suo desiderio fu esaudito, e Lorenzo e Giambattista Bregno (sec. XVI), su commissione di Gerolamo Pesaro, gli eressero questo monumento. Quattro bellissime colonne d’ordine composito reggono il monumento rinascimentale. Fra queste osserviamo due medaglioni in bassorilievo con il leone. Le due colonne esterne, nel loro prolungamento, supportano le statue di Nettuno e di Marte, da sempre attribuite a Baccio da Montelupo, ma che John Turner dice estranee al modo di scolpire di questo artista. Sopra le colonne centrali poggiano l’urna e la statua del generalissimo, armato a battaglia con lo stendardo in mano. Sul frontale dell’urna sono riprodotte le fortezze di Leucade e Cefalonia, espugnate dal Pesaro, fra due veleggianti galee. Nel timpano, la Vergine col Bambino, unico motivo religioso”.

Monumento al Beato Pacifico

È l’unica grande opera in Venezia interamente in terracotta dipinta e dorata (1437). Doveva essere il monumento funebre di Scipione Bon, che si era fatto costruire mentre era ancora in vita; infatti nella parte più bassa, a corona dell’epigrafe, ci sono le tre insegne del Bon. Benefattore e procuratore della chiesa, cedette il suo sepolcro affinché fosse sepolto il beato Pacifico. Due mensole sostengono un grande arco gotico fiorito, abbellito da numerosi angeli e figure musicanti. Sopra si ammira dipinta una Annunciazione, opera attribuita a Giovanni di Francia o a Zanino di Pietro, mentre lateralmente sono raffigurati, in alto, S. Francesco che riceve le stimmate e, più in basso, i Santi Antonio di Padova e Ludovico d’Angiò vescovo di Tolosa. Nell’intradosso dell’arco settanta piccoli leoncini, simbolo della Serenissima, sono alternati a stelle. A corona del monumento, statuetta della Vergine. Sull’urna invece sono raffigurate le tre virtù teologali, e in mezzo la discesa di Cristo al Limbo e la Risurrezione; ai lati la Giustizia e la Temperanza. Nella lunetta il Battesimo di Cristo.