Crocifisso

Il crocifisso, ben visibile da lontano, sovrasta l’entrata dagli stalli del coro. Normalmente la soglia dei septi corali era sovrastata da un Calvario: infatti accanto al Crocifisso ci sono le figure, in pietra d’Istria, della Madonna e di San Giovanni Evangelista dolenti.
Studi recenti attribuiscono l’opera ad un intagliatore veneziano. Con molta probabilità il Crocifisso dei Frari per bellezza e importanza deve aver fatto da modello per molti altri crocifissi simili a Venezia e nel Veneto.
L’autore ha saputo sottolineare la dolcezza del volto tramite la compostezza dei lineamenti e l’estrema sofferenza di Gesù in croce attraverso particolari come la punta della spine conficcate nella carne che penetrano nella pelle come rialzandola.

San Giovanni Battista

Per la cappella della scuola fiorentina Donatello aveva realizzato l’unica sua opera veneziana: San Giovani Battista. Al di sopra della statua, tratta da un’antifona che celebra il precursore, una iscrizione latina recita: “Inter natos mulierum non surrexit major Johanne Baptista”. (Tra i nati di donna nessuno fu più grande di Giovanni Battista). La statua misura in altezza metri 1.55: in essa il Donatello, con gusto moderno, ha sacrificato quasi del tutto la forma per l’espressione, esempio significativo della nuova cultura rinascimentale. Macerato dalle penitenze, vestito di una pelle irsuta e di un mantello gettato sulle spalle, mostra, tra le dita affusolate, un cartiglio con la frase “Ecce Agnus Dei”. Il Battezzatore conserva tutta la sua forza ammonitrice nello sguardo vivo e nel braccio alzato. Sullo zoccolo c’è la firma del maestro e la data 1438: “Opus Donati de Florentia anno MCCCCXXXVIII”.

Statua equestre a Paolo Savelli

Il monumento equestre eretto dalla Serenissima a Paolo Savelli, comandante delle truppe veneziane e morto di peste nel 1405 durante l’assedio di Padova. A questo nobile romano vennero tributati solenni funerali dallo stato e la sepoltura nella chiesa dei Frari, anche perché aveva dato un consistente contributo finanziario per la costruzione delle vele del transetto. Il monumento equestre risulta formato da un’urna marmorea sulla quale poggia il condottiero a cavallo. La struttura architettonica è databile intorno alla metà del secolo XIV (forse Rinaldino di Francia per la forte rassomiglianza tra la Madonna di quest’urna con la Madonna Mora del Santo a Padova) mentre la decorazione più classicheggiante del sarcofago, nel cornicione, nelle mensole con lo stemma sorrette da due teste leonine, ma, soprattutto nelle sculture, sono riconducibili alla scuola toscana tra la fine del Trecento e gli inizi del Quattrocento, cioè nel momento di transizione tra gotico e rinascimento. Al di sopra, su di un possente cavallo di legno dorato, si erge la statua lignea del Savelli dal volto vivo ed abbigliato con le lussuose vesti, ritrovate anche nel sarcofago. L’opera fu attribuita al senese Jacopo Della Quercia (1367-1438), ma sembra più legata all’ambito di uno scultore toscano del primo quarto del XV secolo operante in Venezia.

Orologio

Nella Sala del Capitolo si ammira un orologio incassato in una meravigliosa cornice intagliata da Francesco Pianta il giovane (sec. XVII) in un unico pezzo di ciliegio e raffigurante le allegorie del tempo. Nelle due antelle, foderate di pergamena, è descritto in modo dettagliatissimo il significato di tutti gli intagli che compongono l’opera: dallo scorrere del tempo, alle stagioni, all’arco della vita dell’uomo.

Altare di San’Antonio di Padova

Nel dicembre del 1441, terminata da poco la costruzione della chiesa, i frati concessero alla Scuola di S. Antonio, qui trasferitasi nel 1439 da San Simon Grando, lo spazio della navata destra, che va dalla facciata alla prima colonna entrando dal portone centrale. L’altare, che oggi vediamo, fu costruito nel 1663 con le offerte raccolte dalla “Confraternita di S. Antonio” per sostituire l’originario in legno di cui ci è rimasta, la statua del Santo, opera di Giacomo di Caterino di S.Salvador, ed intagliata nel 1450.
Il disegno di questo monumentale altare, scaturì dalla mente di Baldassarre Longhena (1598-1682), ma l’esecuzione fu realizzata da Giuseppe Sardi (1621-1699), con l’aiuto di valenti artisti che lavoravano in Venezia. È ricchissimo di marmi e di statue che centralizzano la figura del santo, attorniato da angeli, e dalle figure simboliche delle virtù teologali e cardinali. Occupa, in larghezza, tutto lo spazio della cappella, mentre in altezza, con la figura del Cristo risorto, si ferma poco sotto il culmine dell’arco. Quattro grandi colonne di marmo bianco di Carrara, tutte di ordine composito, racchiudono la statua del Santo. La Fede e la Speranza, che sono ai lati, ed il Cristo Risorto sulla sommità, sono opera di Bernardo Falcone di Lugano (†1694). Sopra la Fede e la Speranza sono poste la Carità e la Prudenza, mentre sul frontone sono rappresentate la Giustizia e la Meditazione. Più in alto, sul timpano curvilineo, si adagiano la Temperanza e la Fortezza. Tutte queste sculture sono opera del fiammingo Giusto le Court (1627-1679).